pano 1 pano 2
archivio
matasci logo
Da quarant’anni il nome Matasci è indissolubilmente legato al mondo dell’Arte: dapprima con l’omonima Galleria, con sede in Villa Jelmini, dove sono passate mostre ed artisti che hanno avuto eco anche fuori dai confini svizzeri; poi con lo spazio Matasci Arte, ubicato sopra il negozio di vini, che si propone come occasione di arricchimento culturale - sempre liberamente accessibile durante i giorni lavorativi - nel solco di una ormai lunga tradizione espositiva che vede Mario Matasci in veste di curatore di mostre di alta qualità, - nonché di editore di pubblicazioni legate alle stesse - pensate non solo per gli appassionati d’arte ma anche per gli amanti del vino.

Le mostre che si sono susseguite nel tempo, un centinaio, di pittura, scultura e fotografia, hanno indagato soprattutto il linguaggio informale-espressionista, spaziando liberamente nell’area latina (Norditalia e Ticino) - con artisti quali Franco Francese, Ennio Morlotti, Alfredo Chighine, Piero Ruggeri, Gianriccardo Piccoli, Cesare Lucchini, Tino Repetto, Edmondo Dobrzanski, - e in quella nordica (Svizzera tedesca e Germania) con artisti del calibro di Käthe Kollwitz, Otto Dix, Varlin, Louis Soutter, Marianne Werefkin, Johannes Robert Schürch, solo per fare alcuni nomi.

La quarantennale, appassionante attività di Mario Matasci nel campo dell’Arte ha dato vita ad una Collezione di opere, alla quale è stata recentemente trovata una sede adeguata, denominata
Il DEPOSITO”, che si trova a Riazzino, a 6 km da Locarno in direzione Bellinzona. Il Deposito della Collezione Matasci si può visitare previo appuntamento telefonico la domenica pomeriggio (078 601 60 24).

pixel
home      
Benvenuti
Cinque pittori locarnesi tra'800 e '900

data

 

“Del lago e oltre… cinque pittori locarnese tra Otto e Novecento”

Nell’ambito delle manifestazioni inerenti la vita artistica nel primo Novecento Locarnese, la Galleria Matasci ha allestito una rassegna su cinque pittori che hanno avuto nel Verbano il loro naturale punto di riferimento quantomeno biografico.
A cominciare da Cherubino Patà, nato nel 1827 a Sonogno e morto a Locarno nel 1899, la cui avvincente avventura artistica si consuma fuori dal Ticino, nella Svizzera romanda, dapprima, dove si guadagna la vita come ritrattista ambulante, e poi in Francia, dove riesce a far ammettere alcune sue opere al Salon del '68 ed entra in familiarità con il grande Courbet, al quale non solo ruba il mestiere, ma di cui diventa anche il più importante collaboratore, tanto da seguirlo fin nell’esilio svizzero a La Tour-de-Peilz, e stargli vicino fino alla morte. Il lago, i suoi specchi di acque e di cielo, scorci e piazze del Locarnese sono invece parte imprescindibile dell’arte di Filippo Franzoni (1857-1911), anche una volta lasciatosi alle spalle il naturalismo lombardo per addentrarsi nella poetica di un simbolismo teso alla sintesi emotiva del paesaggio tradotto in una avvolgente immagine di luce e colori: un percorso che lo porterà dentro la dimensione visionaria degli ultimi suoi dipinti, legati alle sue crescenti frequentazioni del Monte Verità.
Quegli scorci del paesaggio locarnese li si ritrova, per quanto variamente declinati, anche nelle opere di due altri noti artisti della regione. Bruno Nizzola (1890-1963), anzitutto, che, adolescente, ebbe modo di conoscere e di seguire il Franzoni in qualche sua uscita al Bosco Isolino, tanto da restarne affascinato e voler diventare lui stesso pittore: ma non nella luce smagliante del ‘maestro’, bensì sul versante di una pittura umbratile, dai toni sobri e dai colori non di rado opachi, sottotono, vaporosi, carichi di silenzio e di melanconia.
Angoli, piazze di paesi e città, scene di vita vissuta, paesaggi naturali o antropizzati, sono i soggetti che si ritrovano anche nei dipinti e nel vasto corpus di silografie fatte da Giovanni Bianconi (1891-1981) nel corso dei decenni, muovendo tra naturalismo ed espressionismo, tra poesia ed ironia, tra rimpianto e censura: per esempio nello scempio del paesaggio, nelle rapinose trasformazioni di villaggi e città, nel retaggio di una ritualità guardata con distacco critico.
Chiude il percorso una serie di dipinti di Gaspare Scalabrini, pittore quasi sconosciuto, nato a Roveredo Grigioni nel 1889 e trasferitosi poi a Locarno dove è morto nel 1949. A differenza degli altri, fu pittore di figura più che di paesaggio: con passaggi ben leggibili dalla figura-ritratto di ascendenza ancora accademica e ottocentesca, che si intride poi di richiami Novecenteschi nella idealizzazione delle forme, prima di sciogliersi in una pittura più libera e fresca sul finire della sua vita.

Claudio Guarda
top

 pixel
area
 
coll1
zoom  "Rivapiana"
 Cherubino Patà (1827-1899)
   
coll2
zoom  "Scorcio di lago a S.Quirico"
 Filippo Franzoni (1857-1911)
 
coll3
zoom  "Donna in blu"
 Gaspare Scalabrini (1889-1949)
 
coll4
zoom  "Cimalmotto, anni'59"
 Bruno Nizzola (1890-1963)
   
coll4
zoom  "Messa Grande"
 Giovanni Bianconi (1891-1981)
         
index indirizzo