dal 14 settembre al 21 dicembre 2007

Con questa terza mostra continua la complessa opera di rivisitazione intesa a promuovere la conoscenza di Franco Francese (1920-1996). Dopo la mostra del 2002 riservata ai Disegni giovanili, ai cicli dedicati alla Gioia di vivere, a Piccoli proprietari e ad Elide, seguita, nel 2004, dalla rassegna dei più importanti dipinti e cicli pittorici nati sul finire degli anni Cinquanta e la prima metà del decennio seguente: da Donna che piange sulla strada, del 1959 a L’uccello che batte sul vetro, del 1961, da le Notti d’amore, Teste amorose, Erica e il diavolo a La bestia addosso, Elegia per Kronstadt, Giro di giostra, la nostra attenzione converge ora su quattro ‘motivi’ al centro della riflessione per immagini portata avanti da Francese nel vivo dei suoi anni: il Bestiario, la Melanconia del Dürer, Notte stellatae Sole Notturno. Si tratta di temi emersi, ampliati e ripresi a distanza di tempo, con inclusioni e scarti talora anche notevoli, dai quali traspare evidente la concezione dell’arte quale scavo interiore e riflessione individualizzata sul senso dell’esistere.
Nel Bestiario l’artista affronta due tematiche: in Dispera di elevarsi emerge il tema della natura ibrida umana, l’essere mezzo uomo e mezzo animale condannato all’impotenza congenita che nega qualsiasi possibilità di elevazione, mentre inGuarda dalla soglia l’essere mostruoso che si affaccia alle soglie dell’umano e che fissa l’osservatore chiamandolo in causa, coinvolgendolo nell’evento, è un po’ l’altra parte di tutti noi, il nostro lato oscuro che vive oltre la soglia della nostra coscienza.
Nella Melanconia del Dürer Francese si confronta con l’opera del grande maestro tedesco, nella quale affiora la solitudine, persino lo scoramento ma anche l’insopprimibile bisogno connaturato allo spirito colto di riflettere e interrogarsi sul mondo, sull’uomo e sulle vicende umane (l’opera è infatti carica di simboli delle scienze e delle arti, della misurabilità razionale dello spazio e del tempo), dove analisi e autoanalisi vanno di pari passo.
In Notte stellata, come in un gioco di specchi, la tela diventa specchiamento di situazioni interiori e riflessione sul senso e la precarietà della vita. L’interno con figura si coniuga con un elemento topico di natura morta (il cranio del cavallo) portando il tutto al livello connotato e memoriale di Vanitas.
Se Sole Notturno viene a porsi come momento conciliativo, sublimante e liberatorio dell’attività fantasmatica, Sonno interrotto si costituisce come il suo rovescio, come l’angoscia serpeggiante che improvvisa prende alla gola, o il doloroso ritorno alla vita di tutti i giorni, alle sue croniche insufficienze e all’inesorabilità delle sue leggi biologiche.

Estratto dai testi in catalogo redatti da Claudio Guarda

Cenni biografici
Nato a Milano il 5 ottobre del 1920, si forma dapprima ai corsi dell’Umanitaria (dove conosce e si lega d’amicizia con Alfredo Chighine) e poi, dal ‘36, al Liceo Artistico di Brera sotto la guida di Del Bon. Fin dalle sue prime prove (1932-’40) egli rivela una sorprendente qualità disegnativa chiaramente orientata ad “innestare la lezione del primo Novecento italiano su echi già mitteleuropei” (M.Züblin). Segue purtroppo la lunga interruzione dovuta alla guerra, durante la quale egli coltiva soprattutto il disegno: nel ‘39 è chiamato sotto le armi, prima a Roma, poi a Gaeta e a Civitavecchia; dopo l’8 settembre si rifugia nella campagna vercellese dove la famiglia paterna possiede dei terreni.
Nel ‘45 può finalmente tornare a Milano per iscriversi all’Accademia di Brera, dove segue il corso di scultura tenuto da Manzù. Sono gli anni della ripresa, cui si accompagna un intenso dibattito sulla funzione dell’arte; Francese, pur non firmando manifesti, collabora alle riviste “Numero” e “Pittura”, partecipa a mostre di rilievo (“Prima mostra nazionale d’arte contemporanea”, Bologna 1948; nello stesso anno vince il Premio Diomira per il disegno), illustra per Einaudi ilTestamento di Villon e Delitto e castigo di Dostoevskij.
Nei primi anni Cinquanta si sposta tra Milano e la campagna del Piemontese: è il momento fecondo e felice del “realismo” connesso alla vita rurale; nel ‘54, presentato da Mario De Micheli, tiene la sua prima personale alla Galleria La Colonna di Milano, suscitando vivo interesse specie nell’area della cultura di sinistra. Proprio quell’area che in occasione della Biennale di Venezia del ‘60, – dove, presentato da Francesco Arcangeli, allestisce una sala personale – muoverà parecchie riserve, se non aperte condanne, sulla sua arte che nel frattempo ha cercato nuove strade entro una nuova di-mensione di spazio pittorico che è anche uno spazio di condizione umana e di meditazione. La sua pittura si configura d’ora in poi in una serie di immagini emblematiche che si calano dentro il sentimento inquieto dell’esistere.
A partire dagli anni Sessanta, Francese vive sempre più appartato, in una sorta di isolamento, portando avanti con coerenza quella sua pittura al cui centro sta l’uomo. Muore a Milano il 18 settembre 1996.

Catalogo formato cm 20 x 26, 116 pagine a colori, Fr. 25.-