1969 – 2019: i 50 anni della Galleria Matasci

La cinquantennale, appassionante attività di Mario Matasci nel campo dell’Arte ha dato vita ad una Collezione di opere, alla quale nel 2009 è stata trovata una sede adeguata, denominata “Il DEPOSITO“, che si trova a Cugnasco-Gerra.
Nel mese di maggio 2010 è stata costituita la Fondazione Matasci per l’Arte, il cui scopo è di custodire, curare e rendere accessibile al pubblico la raccolta di opere d’Arte della Collezione Matasci.

Nel Deposito solitamente sono esposte in permanenza opere dei seguenti artisti: Jürg Brodwolf, Alfredo Chighine, Edmondo Dobrzanski, Franco Francese, Piero Giunni, Käthe Kollwitz, Ennio Morlotti, Zoran Music, Mario Negri, Gianriccardo Piccoli, Tino Repetto, Piero Ruggeri, Johannes Robert Schürch, Selim, Louis Soutter, Varlin, Marianne von Werefkin, ed altri.

Attualmente, dopo la grande mostra Caos Cosmo Colore, il Deposito ospita l’esposizione:

In Memoriam

Visualizza qui: InvitoInMemoriam19

22 settembre 2019 – 31 maggio 2020

Apre l’esposizione un’ installazione di Ireneo Nicora (1962).

 

Antonio Felice Orelli 1706 – 1776  (1)*

Cherubino Patà 1827 – 1899  (2)*

Adolfo Feragutti Visconti 1850 – 1924  (1)*

Luigi Rossi 1853 – 1923  (1)*

Filippo Franzoni 1857 – 1911  (12)*

Marianne Werefkin 1860 – 1938  (3)*

Edward Munch 1863 – 1944  (1)*

Federico Marioni 1866 – 1938  (5)*

Käthe Kollwitz 1867 – 1945  (21)*

Gioachino Galbusera 1870 – 1944  (1)*

Louis Soutter 1871 – 1942  (13)*

Angela Mondini 1879 – 1963  (1)*

Gregor Rabinovitch 1884 – 1958  (6)*

Gordon Mallet McCouch 1885 – 1959  (4)*

Giuseppe Foglia 1888 – 1950  (1)*

Richard Seewald 1889 – 1976  (1)*

Bruno Nizzola 1890 – 1963  (5)*

Giovanni Bianconi 1891 – 1981  (9)*

Fritz Pauli 1891 – 1968  (8)*

Otto Dix 1891 – 1969  (2)*

Ignaz Epper 1892 – 1969  (5)*

Gaspare Scalabrini 1892 – 1943  (1)*

Julius Bissier 1893 -1965  (6)*

Johannes R. Schürch 1895 – 1941  (29)*

Guido Gonzato 1896 – 1955  (1)*

Giovanni Molteni 1898 – 1990  (1)*

Teodoro Hallich 1900 – 1967  (1)*

Filippo Boldini 1900 – 1989  (3)*

*numero di opere in mostra

 

In memoriam

Il concetto che presiede alla presente mostra prende corpo in un’opera, che non solo offre lo spunto iniziale per la concezione dell’esposizione, ma anche ne apre l’intero percorso. L’opera in questione è una installazione di Ireneo Nicora, o meglio una sezione del complesso percorso che l’artista ha creato in occasione della sua personale presso il Museo e Centro culturale Elisarion di Minusio, dal titolo “Cento passi. La paura di dimenticare, il bisogno di ricordare” (23 marzo-26 maggio 2019).

L’installazione si compone di uno zoccolo avvolto da un telo di lino bianco e strettamente avvinto da una corda; dietro sono appese dodici “immagini orfane” come le ha battezzate l’artista, fotografie degli inizi del 1900 trovate nel mercato delle pulci di Parigi e cucite con cura da Nicora stesso. Ciò che lega fisicamente e concettualmente questi elementi è il filo – che nell’opera si fa ora spago da calzolaio ora spessa corda grezza – un filo che avvolge, intreccia e, soprattutto, unisce. Contro il distacco, contro la dispersione, ma specialmente contro l’oblio. Perché – si chiede l’artista – cosa accade se non c’è più qualcuno per ricordare, per ricordarci? Il ricordo è vitale, dona vita alle persone, alle cose, anche dopo che queste sono passate. Da qui “il bisogno di ricordare” ma anche “la paura di dimenticare”, o di venire dimenticati, di diventare come figure su vecchie foto sbiadite, personaggi che non hanno più nome, abbandonati. Come le “immagini orfane” di Nicora, che per queste ha messo in atto cuciture e bendaggi, in un tentativo simbolico di non lasciarle perdersi, di riparare una storia, dei ricordi, e di proteggerle, come in una crisalide. Un atto di cura quindi, quasi un nuovo rituale per opporsi all’oblio, o anche solo all’indifferenza.

Ora con la nuova mostra ideata per “Il Deposito”, questo filo prosegue il suo lavoro e l’opera di Nicora, costruita sul ricordo, da personale diventa collettiva, dal suo “io” iniziale passa al “noi”. Se non abbiamo memoria, sappiamo ancora chi siamo? Se dimentichiamo, cosa perdiamo? Perché la memoria, ci rammentano queste figure orfane, è costruzione della propria identità. Prigionieri dell’immediato, alla mercé di mode, di nuovi orizzonti e labili dei, perdere il filo della memoria significa anche dimenticare chi siamo e chi eravamo.

Ecco quindi che l’installazione si pone come prima pietra miliare del percorso espositivo, simbolico altare ammantato e stretto dalle funi, eretto “in memoria”.  Altare, o forse stele posta sul ciglio di una strada, l’opera ci indica il cammino da intraprendere per riannodare il filo della memoria e ridare nome e voce a tante personalità che hanno contribuito a scrivere la storia artistica della nostra regione nel secolo scorso. Artisti di pregio, tutti nati ancora nell’Ottocento, che tuttavia è sempre più difficile ritrovare, relegati come sono nei depositi di musei e collezionisti, attratti da figure tanto più strillate da mercati e mercanti d’arte.

Sotto questa egida, la mostra diventa allora luogo di memoria per la collettività, aperto alla condivisione e alla frequentazione, un omaggio a figure sempre più evanescenti, che senza una precisa volontà di memoria rischiano di venire dimenticate definitivamente. A tutti noi il compito di custodire e curare questo filo fragilissimo, per evitare che l’indifferenza o interessi predominanti possano spezzarlo.

Veronica Provenzale, agosto 2019

Fondazione Matasci Arte

Deposito Collezione Matasci
Fondazione Matasci per l’Arte
Via Riazzino 3
a 300 metri dalla strada cantonale, verso montagna
CH – 6516 Cugnasco-Gerra (Ticino)
Tel. +41 (0)78 601 60 24
Fax +41 (091) 735 60 19
arte@matasci.com
Aperto tutte le domeniche dalle 14.00 alle 18.00

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